Moderni per Tradizione Mappa del Sito  |  Ricerca      
Home Page Banco Azzoaglio
Home Page La Banca Le Agenzie Prodotti Risparmio Servizi On Line Notizie Contatti
NOTIZIE
Notizie Locali
Alba
Cairo
Ceva
Monregalese
Azzoaglio
Risparmio Gestito


A L B A 

M A R T E D Ì   1 2   D I C E M B R E   2 0 1 7 Torna all'Elenco Notizie

MADRE E FIGLIO FINITI IN STRADA: «ADESSO VI RACCONTO LA MIA VERITÀ»

Nelle scorse settimane abbiamo dato spazio allo sfogo di Maria Macaluso e Marco Costa, madre e figlio che per un certo periodo di tempo hanno vissuto in automobile. Nel raccontare la loro storia i due avevano chiamato in causa il rispettivo genero e cognato, al quale avevano attribuito la responsabilità delle loro disgrazie accusandolo di minacce, lesioni e intimidazioni.
Si tratta del signor Yaser Farag Elkhouli, di nazionalità egiziana, il quale si è messo in contatto con la nostra redazione e ci ha fornito una versione completamente diversa della vicenda, dalla quale risulterebbe che ad aver subito ogni sorta di sopruso furono lui e la moglie Alice, sorella del Costa e figlia della Macaluso.
A seguire il suo racconto.

«Ho conosciuto Maria e i figli Marco e Alice a Sharm el Sheik circa 10 anni fa – ci spiega il signor Elkhouli –. Avevano aperto un negozio di souvenir vicino al mio negozio di abbigliamento. Li ho aiutati in ogni modo essendo stranieri e non pratici di commercio; Alice e io ci siamo fidanzati e sposati nel 2012. Ma in Egitto arrivò la crisi e io decisi di vendere il mio negozio consigliando ai tre italiani di fare altrettanto prima che la situazione degenerasse. Marco non mi a­scol­tò e fu poi costretto a vendere l’attività molti mesi dopo, rimettendoci quanto aveva investito; altro che dare la colpa a me delle sue scelte sbagliate…».
Ma vi è molto di più, stando al racconto di Elkhouli: «Alice e io avevamo intanto avuto il nostro primo figlio. In Egitto lavoravo e potevo mantenere la mia famiglia, ma mia suocera, ritornata in Italia, cominciò a esercitare un pesante condizionamento psicologico su di lei, per convincerla a tornare in Italia. Fummo ingannati con la falsa promessa di due lavori sicuri ma, una volta trasferitici, scoprimmo che non era vero e iniziammo un periodo di vita veramente difficile, tra gravi disagi e umiliazioni, costretti a elemosinare il minimo indispensabile per sopravvivere. Mia suocera e il suo compagno, con cui eravamo costretti ad abitare, erano ostili nei miei confronti: ho subìto tante offese e mortificazioni finché, esasperati, abbiamo chiesto aiuto a uno zio di Alice, che ci ha ospitato e ci ha permesso di riscattarci. Ringrazierò sempre questa persona che mi ha insegnato il mestiere del pizzaiolo, mi ha dato un lavoro e mi ha permesso di mantenere la mia famiglia».
La versione di Elkhouli prosegue accennando nuovamente a Marco Costa e Maria Macaluso: «Tengo a precisare che già in passato i due si erano trovati fuori casa, dopo che mia suocera aveva litigato col suo convivente. Noi li aiutammo, nonostante tutto, e sicuramente fu un errore: da allora dovunque andassimo loro ci seguivano. Nel 2015 siamo ancora stati in Egitto per un annetto, ma ormai lì le possibilità di lavoro si erano fatte molto scarse. A gennaio 2016 siamo rientrati in Italia e ancora una volta ci aiutò lo zio di Alice, che mi consentì di lavorare e mantenere la mia famiglia. Il desiderio di avere nuovamente una mia attività mi ha fatto commettere l’errore di entrare in società con mio cognato. Abbiamo aperto una pizzeria-kebab a Gallo Grinzane. Qui di nuovo mio cognato e mia suocera hanno raccontato solo menzogne. Nessuno di noi aveva soldi e fui io che mi interessai per ottenere i prestiti e i finanziamenti necessari per creare la società “81 Snc”, affittare il locale e l’alloggio e iniziare il lavoro di pizzeria che, dopo mille difficoltà, venne aperto il 10 settembre 2016».
Proprio in quel momento sarebbero iniziati i problemi: «Mio cognato e mia suocera ne hanno fatte di ogni sorta: provocazioni e maldicenze erano all’ordine del giorno, il Costa assumeva ragazze senza il mio consenso, gravan­do la società di debiti; per tre mesi (marzo, aprile e maggio 2017) non si presentò al lavoro costringendomi a lavorare 14 ore al giorno. Fui minacciato e ingiuriato con pesanti riferimenti anche alla mia razza. Volevano che me ne andassi e quando mia moglie non riuscì più sopportare tutto l’odio dei suoi familiari nei miei confronti e cadde in depressione, accettai di recedere dalla società. Ma non bastò. Costa gestì da solo l’attività per un mese circa. Gli incassi diminuirono di due terzi e i debiti aumentarono. I creditori tempestavano me di telefonate in quanto mio cognato, oltre non pagare e a non lavorare, diffondeva in giro voci diffamatorie nei miei confronti. Cercai di parlargli, ma mi cacciò via dalla pizzeria ferendomi alla mano con la pala delle pizze».
In quel frangente, spiega Elkhou­li, intervennero più volte i carabinieri, «poi di punto in bianco Costa rilasciò la pizzeria portandosi via tutte le chiavi e i documenti fiscali. Seguirono appostamenti e minacce da parte di madre e figlio. Ho cercato di riprendere l’attività nonostante mio cognato e mia suocera mi intralcias­sero in ogni modo. Se ne sono poi andati trattenendo l’auto della società, che è quella che compare nel vostro articolo. Ho ricevuto multe dalla Guardia di Finanza e alcuni fornitori hanno agito in giudizio, mentre una dipendente assunta da Costa si è rivolta ai sindacati. Dopo l’uscita dell’articolo sul vostro giornale con le loro dichiarazioni si sono scatenati commenti sui social network denigratori nei miei confronti e tramite i social Costa e la Macaluso hanno continuato a minacciarmi. Io e la mia famiglia abbiamo subito un danno enorme da queste due persone e dalle loro false accuse». (R. C.)

Il Corriere di Alba

 


12 DICEMBRE 2017
Alba
- PRIMA NEVE DELL’ANNO E PRIME POLEMICHE SUL RIPRISTINO DELLE STRADE

- DALLA RACCOLTA DIFFERENZIATA ARRIVA UN TESORETTO DA 130MILA EURO

- MADRE E FIGLIO FINITI IN STRADA: «ADESSO VI RACCONTO LA MIA VERITÀ»

- PIAZZA DEL DUOMO ATTENDE VECCHIONI

ALTRE NOTIZIE DEL GIORNO
Notizie Locali

- LA FONDAZIONE NUOVO OSPEDALE ACQUISTA 400 LETTI PER DEGENZE PRIMI PROTOTIPI IN ARRIVO A VERDUNO

- OCCUPAZIONE +25%, MA PER I LAVORATORI RESTA L’OMBRA DELLA PRECARIETÀ

- DIECI ETTARI IN PIÙ PER IL BAROLO LA CIA CONTESTA RICHIESTA DEL CONSORZIO

- A UN ANNO DAL VARO ANCORA DISAGI SULLA ALBA-TORINO ELETTRIFICATA: «17 MILIONI DI EURO SPESI MOLTO MALE»
Ceva

- LANGA DEL BAROLO UNIONE VUOLE L’AUTO ELETTRICA

- GRINZANE CAVOUR CONTESSA DI CASTIGLIONE: UN LIBRO SULLA SUA FIGURA

- SANTO STEFANO BELBO STUDENTE NOMINATO ALFIERE DEL LAVORO

- DIANO D’ALBA PASSANO COL ROSSO, PERICOLO DI SCHIANTI

© 2001 BANCO AZZOAGLIO